Ma dove sono le parole?

«Il silenzio mi passava tra le vene / sembra infinito il silenzio». Sono le parole di un poeta. Ma ha nove anni e forse nemmeno frequenta più la scuola. Si chiama Marius, è un bambino rom. Ha imparato a comporre versi nella sua scuola, quando ha incontrato una maestra venuta per condurre un seminario di poesia. Di cosa si tratta? Risponde Alice, otto anni, italiana: «tranquillità / silenzio / concentrazione / un po’ di pazzia / piacere di ascoltare / il nostro amico silenzio».

Questa maestra si chiama Chandra Livia Candiani. Scrive una poesia tra le più significative oggi in Italia e da otto anni conduce seminari di poesia in diverse scuole elementari a tempo pieno milanesi. Le classi interessate erano dapprima le quarte e le quinte; poi solo le quinte, in seguito ai tagli all’istruzione.

Leggere le poesie di questi bambini è un’esperienza straordinaria. All’inizio si stenta a crederci, eppure nulla di ciò che hanno scritto è stato corretto né modificato. A loro sono stati affidati due strumenti prima di ogni cosa: libertà e fiducia. “Una diversa modalità di apprendere e fare scuola” la definisce una maestra, che “ha saputo tirare fuori il meglio dei ragazzi”.

Ma dove sono le parole?

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