Forrest Gump

Vincitore di 6 Premi Oscar. Diretto da Robert Zemeckis con Tom Hanks. Durata 136 minuti. Adatto dai ragazzi fino ai centenari. Un film che ci fa capire cos’è l’amicizia, l’amore, la solidarietà, la purezza dei sentimenti, la semplicità.
Forrest Gump è un ragazzo non proprio idiota, ma dal basso coefficiente di intelligenza. Tutti lo escludono o maltrattano e poi ha una malformazione alle gambe. Ma quando si libera dei sostegni meccanici diventa un corridore, poi un campione di baseball. Prima ha incontrato Elvis e, muovendosi maldestramente, gli ha ispirato certi passi. Forrest, in attesa alla fermata di Savannah, racconta la sua storia a coloro che uno dopo l’altro si siedono vicino a lui in attesa dell’autobus. È stato in Vietnam diventando un eroe, ha stretto la mano a tre presidenti, Kennedy, Johnson e Nixon, ha assistito ai movimenti studenteschi, ha casualmente fatto esplodere il Watergate, ha suggerito le parole di Image a John Lennon e per tutta la vita è stato innamorato di una ragazza conosciuta fin da bambino. Certo, soffrirà come tutti: vedrà la morte di sua madre, del suo grande amico e della ragazza, che rappresenta il rovescio della sua medaglia; inquieta, corrotta, irresponsabile, superficiale, dannosa, ma, si scoprirà, madre del figlio di Forrest. Alla fine rimane col suo bambino. Nella prima sequenza del film una piuma volteggia nell’aria e va a posarsi su un piede di Forrest, e nell’ultima il vento se la riporta via: Forrest Gump è ormai diventato grande. La piuma è il privilegio dell’ingenuità, in sostanza la grazia. Nulla di nuovo o sconvolgente, semplicemente un resoconto intelligente e ironico, pieno di tutti i luoghi comuni e di (volute) ingenuità sui peccati, mortali e veniali, dell’America. La parabola è quella dell’uomo puro che fa grandi cose suo malgrado, senza cercarle. Quando racconta la guerra in Vietnam dice: “Eravamo sempre in cerca di un tale di nome Charly”. Straordinaria la metafora della corsa. Forrest è stato un campione e correre gli è naturale come respirare. Attraversa l’America dall’Atlantico al Pacifico, più volte. Diventa una leggenda, dietro di lui la schiera dei seguaci che corrono si ingrossa sempre più. A un certo punto Forrest, con barba lunghissima, si ferma fra le suggestive rocce del Colorado. Tutti aspettano ansiosi la sua decisione, foriera di chissà quali altissimi significati. Forrest dice: “Sono un po’ stanchino”. Dunque è tutto molto semplice e naturale. “Dietro” non c’è altro. Quasi superfluo dire della grande bravura di Hanks, uno degli attori ormai perennemente toccati dalla grazia (come Anthony Hopkins, per esempio).
Forrest ha riscosso un grande successo commerciale in tutto il mondo e rappresenta un’oasi molto gradevole nel panorama generale delle proposte, portatrici di angosce, del nostro tempo.

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