Una pagina del diario di Giamburrasca

Ti riapro prima d’andare a letto, giornalino mio, perché stasera m’è successo un affare serio. Verso le otto, come al solito, è venuto il signor Adolfo Capitani. È un coso vecchio, brutto, grosso grosso e rosso… Le mie sorelle hanno proprio ragione di canzonarlo!
Dunque io ero in salotto col mio giornalino in mano, quando ad un tratto lui mi dice con quella sua vociaccia di gatto scorticato: – Cosa legge di bello il nostro Giannino? – Io, naturalmente, gli ho dato subito il mio libro di memorie, ed egli si è messo a leggerlo forte, davanti a tutti.
Da principio la mamma e le mie sorelle ridevano come matte. Ma appena ha incominciato a leggere il pezzo che ho copiato dal giornalino di Ada, questa si è messa a urlare e faceva di tutto per strapparglielo di mano, ma lui duro; ha voluto arrivai fino in fondo, e poi serio serio mi ha detto:
– Perché hai scritto tutte queste sciocchezze?
Io gli ho risposto che non potevano essere sciocchezze, perché le aveva scritte nel suo libro di memorie Ada, che è la mia sorella maggiore, e perciò ha più giudizio di me e sa quello che dice.
Appena detto questo, il signor Capitani si è alzato serio serio, ha preso il cappello e se n’è andato via senza salutare nessuno.
Bella educazione!
E allora la mamma, invece di pigliarsela con lui, se l’è presa con me, gridando e minacciando, e quella stupida di Ada si è messa a piangere come una fontana! Andate a far del bene alle sorelle maggiori!
Basta! Sarà meglio andare a letto. Ma intanto son contento perché ho potuto empire tre pagine zeppe del mio caro giornalino!

(Vamba, Il giornalino di Giamburrasca)

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